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I diari di AmicaTarta
Longevita'

Le tartarughe detengono uno dei primati del mondo animale: quello della longevita'.
E' stato piu' volte dimostrato che alcune specie (soprattutto tra i Testudini) possono superare agevolmente i 50 anni di vita e si conoscono diversi casi in cui questi rettili hanno raggiunto e superato i 100 anni di eta'.
Ben documentato e' il caso di una testuggine gigante (Geochelone gigantea) preveniente da Aldabra, vissuta nel cortile del palazzo del governatore di Sant'Elena per ben 12O anni.
Come in questo caso, si tratta per lo piu' di animali allevati dall'uomo e quindi in condizioni ottimali.
In natura, infatti, la loro vita media e' molto al di sotto di quei valori: alcuni studi hanno indicato che non supera i 35 anni; cio' e' dovuto alle mille insidie giornalierecui sono esposti in liberta' (variazioni climatiche, predatori, incendi, malattie, parassiti, ecc.).
Come si capisce l'eta' di una tartaruga ?

Quando si ha a che fare con le nostre specie e in generale con tutti i Cheloni viventi in zone temperate o subtropicali, con alternanza di stagioni (fredde-calde / siccitose-umide), si puo' stabilire l'eta' approssimativa contando su una delle placche cornee laterali del carapace, a partire dall'areola centrale o sommitale, le tacche concentriche presenti. La crescita dell'animale fa si che ogni scaglia aumenti la sua superficie; questa crescita e' uniforme e continua durante la fase attiva e con l'animale in buone condizioni fisiche, rallentata o bloccata nella fase latente (durante il letargo invernale o l'estivazione nei mesi torridi) o durante stati debilitanti derivanti da mancanza di cibo, stati morbosi o traumi. Ogni tacca percio' corrisponde alla fine di un periodo attivo e alla stasi vitale prima del nuovo.

Morfologia

Tratto da [3].

La peculiarita' dei Cheloni e' rappresentata dalla loro corazza, formata da una parte dorsale (il carapace o scudo) e da una parte ventrale (il piastrone) di solito connesse tra loro per mezzo di un ponte osseo. Questa struttura e' generalmente rivestita esternamente da larghe lamine cornee, parzialmente embricate o giustapposte; nei Trionychidi invece il rivestimento e' cutaneo, anche se particolarmente consistente (cuoioso). La disposizione delle lamine cornee, quando presenti, non coincide con la sottostante parte ossea, cosi' come il numero dei loro elementi; proprio a questa discordanza e' dovuta la robustezza di questa scatola, capace di proteggere il corpo di questi animali completamente o, quanto meno, per una parte molto vasta.
Il carapace osseo e' composto da tre serie di piastre: le periferiche o marginali sui lati; una serie di piastre quadrangolari mediali, sovrastanti le vertebre (con le quali si fondono in parte), dette neurali; e una doppia serie di piastre pleurali o costali (otto paia) saldate alle costole sottostanti. Questi elementi di solito non presentano segni di sutura e sono strettamente saldati tra loro. Sulla loro superficie sono incise le linee di separazione delle lamine cornee.
Il piastrone ossero di un tipico chelone e' formato da quattro paia di piastre simmetriche (epi-, io-, ipo-, e xifipiastrone) e da un elemento mediano anteriore (l'entopiastrone); nei tipi piu' primitivi (come in Dermatemys) possono essere presenti altre coppie di piastre.
Per quanto riguarda gli elementi che compongono la parte cornea di una tartaruga tipica, il loro numero e la disposizione sono un utilissimo carattere tassonomico (riconoscimento sistematico).
La colonna vertebrale dei Cheloni e' molto corta e connessa, tramite apofisi spinose, alla corazza; alcune ossa della cintura pelvica sono incorporate nel piastrone.
Lo scheletro del capo e' di tipo primitivo, anapside, poiche' non ha una vera finestra temporale; in alcune specie pero' la parte posteriore della volta cranica e' molto ridotta.

Come respirano le tartarughe.
La respirazione delle tartarughe non puo' essere la stessa degli animali con un torace estensibile ee come esse possono riempire e svuotare i loro polmoni e' stato per diverso tempo oggetto di discussione. Per alcuni, infatti, nelle tartarughe come negli anfibi terrestri, la respirazione dovrebbe compiersi grazie al continuo movimento dell'apparato ioideo il quale, al pari di una pompa, spinge l'aria dento e fuori dai polmoni. E' quanto si puo' pensare guardando uno di questi rettili mentre si riscalda tranquillo al sole con il collo allungato: si nota in effetti un continuo gonfiarsi e sgonfiarsi della gola.
E'stato invece appurato che alcuni muscoli posti tra le zampe e al disotto dei visceri, contraendo e rilassando questi ultimi, permettono il richiamo e la fuori usciita di aria.
Una prima serie di muscoli quindi, agendo come il diaframma dei mammiferi, spinge all'indietro i visceri richiamando aria dalle narici nella faringe e da qui, attraverso una glottide, nella laringe, prima nella trachea e finalmente nei due bronchi che si collegano ai rispettivi polmoni.
L'espirazione si compie per l'effetto contrario: altri muscoli spingono i visceri contro i polmoni svuotandoli.

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